Chi più chi meno, sfido chiunque a non aver avuto il sogno di diventare ricco.

Chi ti vende soldi facili, chi fa promesse da strapazzo, chi nei social ti svela il metodo magico e infallibile per ottenere 300.000 euro in 10 giorni…

Scommetto che tante volte però ti sei chiesto/a il motivo per cui alcune persone sembrano lavorare pochissimo eppure hanno sempre disponibilità economica, mentre altre passano 12 ore in ufficio e arrivano a fatica a fine mese.

Robert T. Kiyosaki ci risponde subito a questo, e la risposta, contro ogni ragionevole logica (o almeno, contro la logica che appartiene a noi “comuni mortali”), non sta nel quanto lavori, ma in quale quadrante ti trovi.

‘I Quadranti del Cashflow’ di Robert Kiyosaki non è un manuale tecnico, ma una mappa mentale che distrugge l’illusione della sicurezza del posto fisso per presentarti la realtà della libertà finanziaria.

Non va contro l’idea del posto fisso in sé, o meglio, non la attacca: ma ci presenta tutti i blocchi mentali, tutte le paure e tutti i retroscena che non conosciamo sul mondo della finanza per cambiare focus, vedere la realtà delle cose e, se vogliamo, per intraprendere un viaggio autonomo verso l’indipendenza finanziaria personale.

I Quadranti del Cashflow riassunto e trama

Il libro ruota attorno a una croce che divide il mondo del lavoro in quattro zone, corrispondenti dunque ai quattro quadranti:

  • Employee (Dipendente),
  • Self-employed (Lavoratore Autonomo),
  • Entrepreneur (Titolare d’impresa)
  •  I (Investor).

Kiyosaki non si limita a descrivere i quadranti ma fa molto di più: entra dentro la mentalità di ogni agente, di ogni lavoratore, di ogni persona che invece ha accettato il rischio di prendere in mano la propria vita.

Analizza dunque, fin da subito, il DNA psicologico di chi abita ogni quadrante, spiegando perché la maggior parte di noi è stata istruita per rimanere sul lato sinistro della croce (quello dei dipendenti e dei lavoratori autonomi, dove le tasse sono più alte e il tempo non è mai davvero tuo).

Tutto inizia con una sola, semplice, domanda che suona brutale per la maggior parte di noi:

“Come trovare la propria strada nella vita?”

I Quadranti del Cashflow spiegazione: perché leggerlo

Diciamoci la verità: leggendo questo titolo, così com’è capitato a me, la domanda che sorge spontanea è: ‘Questo libro mi farà davvero diventare ricco?‘.

Inutile fare giri di parole e risponderti onestamente: la risposta è dipende e, in ogni caso, il libro non ha questa pretesa.

Non abbiamo un destino scritto e Kiyosaki non ti regala una formula magica per fare soldi domani, ma risponde a un bisogno interiore che accomuna molti di noi: capire come smettere di essere schiavi del debito e come iniziare a costruire sistemi che generano entrate anche mentre, di fatto, non stai lavorando attivamente.

Quello che ci dice Kyosaki è molto importante: non ci chiede di affidarci al caso ma di creare sistemi che funzionino, che abbiano un senso, e che ci permettano di scalare un’attività (qualsiasi essa sia).

Dopo aver profilato attentamente il funzionamento psicologico, le paure e i blocchi emotivi che costringono le persone a stare all’interno dei quadranti meno rischiosi (ma meno remunerativi e che chiedono maggiore sforzo) è lui stesso a portarci alla scoperta delle strategie psicologiche per spingerci a credere in noi stessi e a cercare di superare i limiti del nostro quadrante.

Robert T.Kiyosaki si rivolge a noi come se fosse il nostro mentore, e ci spiega tutto in soli 6 capitoli in cui cerca di aprire la nostra mente per abbracciare un nuovo mindset e per darci gli strumenti necessari per vedere il rischio come un’opportunità non come un problema.

Un rischio che permette di fare la sola cosa che ci costringe, a parte la nostra educazione emotiva, a stare esattamente nel quadrante in cui siamo: uscire dall’ignoranza, esplorare il mare che non conosciamo oltre l’isolotto in cui abitiamo.

Il rischio, infatti, non è investire, diventare titolare d’impresa, assumere delle persone… il rischio è non conoscere il mondo finanziario e non sapersi muovere in esso. Il rischio è non assumere rischi, perché non assumere rischi significa negarsi la possibilità di imparare dagli errori.

“In altre parole, il motivo per cui tanta gente non riesce ad avere successo è perché non ha fallito a sufficienza”.

Guida per la libertà finanziaria – I quadranti del cashflow: la domanda non è che lavoro vuoi fare, ma chi sei?

Non c’è una storia di finzione, ma il “conflitto” è reale e riguarda te e le caricature di ogni quadrante.

La situazione iniziale è quella in cui si trova il 90% della popolazione: scambiare il proprio tempo limitato per un reddito altrettanto limitato.

 Il problema che il “protagonista” (il lettore) deve affrontare è la dipendenza finanziaria ma non è stato programmato per affrontarlo già dall’infanzia, introdotto e cresciuto da sempre all’interno di un sistema in cui gli è stato detto di trovarsi un lavoro da dipendente, sicuro, pagare i debiti e pagare le tasse.

Non a caso, all’interno di questo saggio, i personaggi appartenenti ad ognuno dei quadranti non sono altro che gli archetipi dei lavoratori.

“Quando si tratta di soldi e delle emozioni a loro connesse, ognuno reagisce in modo diverso”.

  • Il Dipendente (E): vuole davvero sentirsi sicuro e avere le prove documentali di esserlo. Ha paura di non guadagnare denaro. In questo caso, il valore più importante di tutti è la sicurezza. Non importa il lavoro, com’è il capo, quanto tempo di vita occupa.
  • l’Autonomo (S): è fortemente indipendente, non vuole rendere conto a nessuno e non vuole un capo. Spesso ha l’esigenza di controllare che tutto venga fatto alla perfezione, per questo motivo spesso si fa carico di tutto il lavoro e fa molta, ma molta fatica a delegare. Anche se delega, è spesso fortemente convinto del fatto che nessuno farebbe il lavoro meglio di lui. Per quanto guadagni di più del dipendente, per lui la cosa più importante di tutte è assicurarsi la possibilità di scrivere autonomamente le priorie regole. In limite di questa posizione è che il lavoro e il guadagno dipendono al 100% dalla persona; dunque, non segue una strada intuitiva per fare soldi o per generare un cashflow anche senza dover operare personalmente.
  • Il Titolare (B): tendenzialmente rappresenta l’evoluzione psicologica necessaria degli A. Hanno superato la paura di delegare e, anzi, sono più che contenti di circondarsi di persone più capaci di loro a risolvere determinati problemi qualora ce ne fosse bisogno. Ha compreso al meglio la nozione di sistema e sa come padroneggiarlo e farlo funzionare per fare in modo che la sua attività vada avanti.
  • L’Investitore (I): fa in modo che siano i soldi a creare altri soldi. Conosce i rischi, sa dove investire, quando e quando ritirarsi. Sa quando vendere, quando tirarsi indietro e come non farsi prendere dal panico quando un investimento sembra non andare nel verso giusto. Accetta di fare cose rischiose, ma non è schiavo del rischio e spesso neanche lo corre, perché conosce bene i mercati finanziari e il loro funzionamento.

I quadranti del Cashflow e le regole del gioco per essere finanziariamente liberi

Se la vita fosse una partita a Monopoli, la maggior parte di noi continuerebbe a girare intorno al tabellone sperando solo di non finire in prigione o di non dover pagare l’affitto a qualcun altro.

Proprio come nel Monopoli, la vita finanziaria segue regole precise che spesso ignoriamo o che ci sorprendono.

Kiyosaki ci insegna che non vince chi accumula più stipendi passando dal ‘Via!’, ma chi comprende che il segreto non sta nel possedere le pedine, bensì nel saper costruire le case verdi per trasformarle in alberghi rossi. La libertà finanziaria non è un colpo di fortuna che si costruisce grazie alle ‘Probabilità’, ma una strategia consapevole per smettere di essere una pedina sulla scacchiera degli altri e diventare finalmente il proprietario della propria partita con tutti i pro e i contro del caso. Per diventare il proprietario di almeno un albergo rosso.

L’autore ci regala tante regole, tra le quali:

  1. “Il cashflow deve essere sempre maggiore delle spese”
  2. “Generare reddito da quadranti diversi richiede abilità diverse e personalità diverse”
  3. “La definizione di ricchezza è il numero dei giorni che potete sopravvivere senza lavorare fisicamente”
  4. “Mettere sempre una parte del proprio denaro nel quadrante I”
  5. “Dobbiamo preoccuparci della nostra sicurezza finanziaria a lungo termine e non lasciare che essa dipenda dalle aziende o dallo Stato”.
  6. “Nei quadranti di sinistra (impiegato e lavoratore autonomo), meno tempo hai più hai successo”
  7. “Bisogna conoscere la differenza tra sicurezza finanziaria (avere un buon appoggio in tutti i quadranti, in entrambi i lati) e libertà finanziaria”
  8. “Bisogna coltivare la propria intelligenza finanziaria”.
  9. “Quello che fate dopo il lavoro con la vostra busta paga e con il vostro tempo libero determinerà il vostro futuro”.
  10. “La lotta tra chi non sei più e chi vuoi diventare è il problema”.

E tante, tante altre frasi e spiegazioni contenute all’interno del libro che sono capaci di farti accendere mille lampadine lampeggianti, non solo una.

Cosa ci dicono? Che diventare o non qualcun altro, uscire dai tabù e dalle paure del rischio (inteso come paura di perdere del denaro facendo qualcosa di sconsiderato), significa lavorare primariamente su sé stessi e sul modo in cui gestiamo le nostre reazioni emotive, perché sì, anche “i soldi sono un argomento emotivo”.

Robert T.Kiyosaki ce lo dice all’interno del libro, dovremmo tenere tutti a mente il seguente motto:

ESSERE (prima di tutto)

poi FARE

e infine AVERE

Robert T.Kiyosaki – Padre ricco padre povero: i riferimenti nel libro, lo stile e il ritmo

A differenza di molti saggi di finanza densi di numeri e grafici, lo stile di Kiyosaki è discorsivo, quasi colloquiale e molto, molto stilizzato anche nelle rappresentazioni.

Qualche freccia, qualche quadrato e qualche scritta interna per raffigurare una verità che ha appena esposto: niente da interpretare; tutto semplice, tutto diretto. È come se il suo ‘Padre Ricco’ ti stesse parlando davanti a un caffè.

Nomino, non a caso, il precedente successo di Robert T. Kyiosaki.

Per comprendere a pieno la potenza de I Quadranti del Cashflow, infatti, non si può prescindere dal fenomeno che lo ha preceduto e che ha cambiato le regole dell’educazione finanziaria mondiale: “Padre ricco padre povero”, pubblicato originariamente nel 1997.

 Se quel primo bestseller ha avuto il merito di scuotere le coscienze introducendo la distinzione tra chi lavora per il denaro e chi fa in modo che il denaro lavori per sé, questo secondo capitolo ne rappresenta l’evoluzione naturale.

 Kiyosaki non abbandona le sue radici anzi, le nomina spesso; infatti, al contrario, tesse continui richiami alle lezioni del 1997, utilizzando gli insegnamenti del suo “Padre Ricco” come una bussola essenziale anche in questo caso per orientare il lettore nel passaggio alla libertà del lato destro della croce.

Il successo di questo approccio risiede proprio nella sua forma. A differenza di molti saggi di finanza tradizionali, spesso densi di numeri complessi, grafici macroeconomici e terminologie accademiche.

È come se il tuo “Padre Ricco” ti stesse parlando personalmente davanti a un caffè, spiegandoti i segreti del mondo finanziario con la semplicità di chi quel mondo lo padroneggia davvero.

Il ritmo della narrazione è incalzante perché punta dritto ai tuoi pregiudizi più radicati, cercando di provocare in te un pensiero-reazione immediata.

Tuttavia, è bene sottolineare che bisogna essere pronti a una certa ripetitività: una scelta stilistica tipica dell’autore che non è fine a se stessa, ma serve come martello pneumatico per scardinare convinzioni limitanti che ci sono state inculcate per decenni.

Repetita iuvant, dicevano i latini. Per Kiyosaki, la ripetizione è la madre dell’apprendimento, l’unico modo per far sì che i nuovi concetti finanziari diventino finalmente parte del nostro DNA psicologico.

Punti di forza del libro “I Quadranti del Cashflow”

Il punto di forza assoluto del libro è la sua capacità di cambiare il tuo “paradigma mentale” riguardo al rischio e alla sicurezza e a tutte le emozioni che questi due concetti portano normalmente con sé.

Ecco quali sono i punti di forza principali del libro:

  • La distinzione tra i concetti di sicurezza e libertà: Kiyosaki distrugge il mito secondo cui il posto fisso sia “sicuro”, dimostrando che dipendere da un’unica fonte di reddito esterna è, paradossalmente, la posizione più rischiosa in un’economia fluida che dovrebbe garantire l’entrata di attivi continui.
  • Semplicità disarmante nell’esposizione e nella rappresentazione di idee, concetti e teorie: il concetto dei quadranti è visivamente immediato. E nel leggere il libro, anche chi non ha mai aperto un libro di economia può capire la differenza tra generare reddito attraverso il proprio lavoro o attraverso un sistema.
  • Focus sull’attitudine emotiva: il libro non parla solo di numeri, ma anche di paura, di controllo, di crescita professionale, personale e spirituale, nonché psicologica. Spiega perché molte persone intelligenti rimangono nel quadrante “E” (Dipendenti) non per mancanza di competenze, ma per l’incapacità di gestire l’incertezza a livello emotivo.

I quadranti del Cashflow: le debolezze sulle teorie del libro in merito alle realtà locali

Per quanto possa essere bello e coinvolgente, tuttavia, sarebbe bene leggere il libro “I Quadranti del Cashflow” con spirito critico, poiché il testo presenta dei limiti che potrebbero frustrare un lettore meno accorto, soprattutto negli ambiti di applicazione pratica di alcuni consigli e a maggior ragione se il nucleo delle sue attività economiche non è localizzato in Americe.

  • Bias e limiti del mercato americano: si tratta di un libro scritto originariamente per il contesto statunitense, infatti, non a caso, molti dei consigli pratici su tasse, leggi immobiliari e strumenti finanziari (come il 401k) non sono applicabili direttamente in Italia o in Europa. Il lettore deve fare un enorme sforzo di “traduzione” concettuale o cercare di comprendere il procedimento mentale con cui si arriva a un determinato risultato, indipendentemente dalle leggi locali per trovare altri metodi o contesti di applicazione.
  • Visione polarizzata del lavoro: la sua visione del lavoro dipendente può risultare talvolta limitata. Kiyosaki tende a dipingere il quadrante “E” come una trappola senza uscita, ignorando che per molti il lavoro dipendente è una scelta consapevole di vocazione o un passaggio necessario per accumulare il capitale iniziale da investire, magari, anche su altri progetti.
  • Ripetitività: l’autore tende a ribadire gli stessi concetti più volte lungo i capitoli, e questo potrebbe “annoiare” i lettori meno coinvolti o che vorrebbero un testo più dinamico. Se da un lato questo aiuta a fissare le idee, dall’altro può rendere la lettura ridondante per chi ha già una base di educazione finanziaria. Per questo sconsiglio la lettura di questo libro a chi ha già delle conoscenze di base o a chi ha già un mindset solido per operare da agente consapevole nel contesto economico.

A chi consigliamo di leggere il libro “I Quadranti del Cashflow” di Robert T. Kiyosaki?

Il libro di Robert T. Kiyosaki è una mappa per chiunque si senta intrappolato in una routine finanziaria senza sbocchi, per chiunque senta che deve cambiare posto, obiettivo, personalità, mentalità.

 Ecco i profili a cui questa lettura può cambiare la prospettiva:

  • Il dipendente in cerca di una via d’uscita: per chi sente che il modello tradizionale “studia, trova un buon posto fisso e spera nella pensione” è ormai obsoleto. È ideale per chi vuole smettere di scambiare il proprio tempo per un salario fisso e desidera mappare la propria uscita dalla “Corsa dei Topi” (leggi il libro per sapere a cosa ci stiamo riferendo!).
  • Il professionista “intrappolato” nella propria idea di successo individuale: molti freelance e consulenti sono schiavi della propria attività: se non lavorano, non guadagnano. Il libro è perfetto per il lavoratore autonomo che vuole trasformarsi da “motore unico” a creatore di un sistema capace di generare valore anche senza la sua presenza fisica.
  • L’aspirante imprenditore e l’investitore: per chi ha un’idea e vuole imparare la differenza tra un attivo (che mette soldi in tasca) e una passività (che li toglie). Offre la chiarezza necessaria per smettere di pensare come un operatore e iniziare a pensare come un proprietario capace di delegare, di gestire finanziamenti, denaro e trattative.
  • Chiunque desideri la vera Libertà Finanziaria: è la lettura giusta per chi è disposto a mettere in discussione le proprie certezze per migrare verso i quadranti della destra (Titolare d’impresa e Investitore), dove il denaro lavora per le persone e non viceversa.

Considerazioni finali su “I Quadranti del Cashflow”

La forza di questo libro non risiede solo nei consigli tecnici, ma nella capacità di scardinare i condizionamenti sociali. Spesso veniamo istruiti per essere ottimi ingranaggi di un sistema, ma raramente veniamo educati a costruire il sistema stesso. La transizione dai quadranti di sinistra (D e A) a quelli di destra (T e I) non è solo un cambio di carriera, ma un radicale cambiamento di mentalità che richiede coraggio, studio e una diversa gestione del rischio.

Una domanda provocatoria “Se oggi decidessi di smettere di lavorare per sei mesi, il tuo reddito continuerebbe a entrare o si fermerebbe insieme a te?”

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Scheda libro

 Informazioni Tecniche

  • Titolo: I Quadranti del Cashflow (Guida del Padre Ricco per la libertà finanziaria)
  • Autore: Robert T. Kiyosaki
  • Genere: Saggistica / Educazione Finanziaria / Crescita Personale
  • Lunghezza: Circa 340 pagine (una lettura di media intensità)
  • Editore e Uscita: Gribaudo, 2004

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